Commento di Luca Raffellini, Head of Business and Financial Services, Frost & Sullivan
MILANO – 29 novembre 2016 – “Attualmente, non è possibile vedere chiaramente il collegamento tra i risultati del referendum costituzionale in Italia e il destino ultimo delle banche italiane. Molti scenari plausibili indicano un restringimento delle opzioni per le banche in difficoltà e cattive notizie in generale se dovesse vincere il NO – ma la domanda è, quanto cattive?”
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Questa sfortunata combinazione è possibile, naturalmente, ma assolutamente non certa. Nella recente storia politica italiana, la successione al governo è stata relativamente rapida e indolore, rispetto ad esempio al Belgio. Pertanto, supponendo che il Primo Ministro Renzi dia effettivamente le dimissioni, il periodo di incertezza politica non dovrà necessariamente protrarsi a lungo. Inoltre, un nuovo governo presumibilmente farebbe tutto ciò che è in suo potere per proteggere gli obbligazionisti junior (i piccoli risparmiatori privati) ed è probabile che prenderebbe una posizione ancora più ferma verso l’Europa e il BRRD.
Quanto a un possibile “contagio finanziario”, i 5 miliardi di euro di debito subordinato di Monte dei Paschi di Siena non spariranno da un momento all’altro e nemmeno i crediti in sofferenza (NPL – non performing loans) di altre banche. Tuttavia, non dimentichiamo che alcune delle altre grandi banche italiane sono intrinsecamente robuste – non hanno avuto performance peggiori di alcune delle altre banche europee nello stress test dell’EBA di luglio.
A conti fatti, altri fattori esterni – non collegati al referendum italiano – potrebbero dimostrare di avere un maggiore impatto sulla stabilità delle banche: la Brexit, la nuova presidenza degli Stati Uniti, le elezioni francesi e la volatilità dei mercati finanziari internazionali, per citarne alcuni. Le prospettive sono ancora piuttosto aperte.”
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